Ville de Calatafimi Segesta

 

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Ville de Calatafimi Segesta

Calatafimi-Segesta est un petit village de 7055 habitants de la province de Trapani, en Sicilie. Connu comme Calatafimi, aujourd’hui son nom complète est Calatafimi-Segesta, grâce à une lois régionale du 1997. Il se trouve entre Alcamo et Salemi, parmi les collines de Segesta. Calatafimi se développe pendant le IX siècle autour du Château Eufemio (Qal’at’fimi en arabe) à peu de km des restes de Segesta. Au XIX siècle il fait partie du règne de Sardaigne: le 15 mai 1860 Garibaldi et sa troupe de mille soldats (spedition des mille), lutte contre les Bourbons sur les collines de Pianto Romano. L’architecte Ernesto Basile projette un mausolée qui conserve les restes des soldats morts et qui existe encore aujourd’hui. D’un point de vue archéologique il y a pas seulement Segesta et le mausolée de Pianto Romano mais aussi le centre historique du village de Calatafimi avec beaucoup d’églises célèbres comme l’église du Saint Crucifix (chef-d’oeuvre de G.B. Amico), l’église du Carmin, l’église de Notre Dame de Giubino, l’église de Saint Michel, de Saint Julien, de Notre Dame du Sauvetage, de la Sainte Trinité; et encore palais Zuaro, la fontaine “ di li cannoli” (en argot local); au sommet de la colline, le Château Eufemio dont les restes temoignent l’architecture Normande. Le centre du village se développe à partir du XV-XVI siècle dans les “Quartiers Espagnols”. Il est très caractéristique grâce à une série de petites voies avec des ogives, des cours et escaliers qui se rencontrent entre eux. Aujourd’hui ce centre est inhabité à cause du tremblement de terre du 1968 qui a frappé pas seulement Calatafimi mais aussi toute la Vallée du Belice.

À Calatafimi il y a aussi trois musées : le musée civique et archéologique de Segesta, le musée qui évoque la bataille épique de Garibaldi, le musée ethno-anthropologique. En proximité de Calatafimi il y a les bois d’Angimbé et la pinède Sainte Marie.

La ville, les église, les monuments

Les monuments les plus importants sont les églises. L’église la plus importante à Calatafimi est l’église Mère, construite sur une crête haute et pittoresque d’où la vue est exceptionnelle. L’église de Saint Michel conserve une fonte du XIV siècle et une statue en marbre du Saint qui remonte au 1409. Saint Michel est représenté avec une lance dans la main droite avec laquelle menace le serpent qu’il est en train de fouler sous ses pieds. Aux pieds de la statue on trouve aussi une sculpture du Saint même. L’église de Sainte Catherine, ou notre Dame de Giubino, œuvre de l’architecte G.B. Amico (1721), à une nef et un périmètre mixtiligne ; à l’intérieur il y a une retable en marbre d’inspiration de Gagini. L’église du Saint Crucifix (1742-1759) projetée par G.B.Amico et ornée par stucs et fresques. Par une belle pinède on arrive visiter les restes du château Eufemio, à plan irrégulier, avec trois tours quadrilatères : on admire tout le territoire de la zone, le temple de Segesta au nord, le mausolée de Pianto Romano au sud-ouest. À propos de ce dernier, ce mausolée construit pour célébrer la bataille du 15 mai 1860 entre les tropes de Garibaldi et les Bourbons, conserve les restes de tous les soldats morts pendant cette bataille. Les restes ont été recueillis et recomposés par les habitants de Calatafimi.

SEGESTA

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Città famosa per i suoi due monumenti principali, il tempio dorico e il teatro, Segesta vive ora una nuova stagione di scoperte, dovute a ricerche e scavi che il Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza di Trapani ha promosso in questi ultimi anni, per restituire sempre meglio l’immagine antica della città.

CENNI STORICI

Segesta fu una delle principali città degli Elimi, un popolo che, secondo la tradizione antica, proveniva da Troia. La città fortemente ellenizzata per aspetto e cultura, raggiunge un ruolo di primo piano tra i centri siciliani e nel bacino del Mediterraneo, fino al punto di poter coinvolgere nella sua secolare ostilità con Selinunte anche Atene e Cartagine. Distrutta Selinunte grazie all’intervento cartaginese nel 408 a.C., Segesta visse con alterne fortune il periodo successivo, fino ad essere conquistata e distrutta da Agatocle di Siracusa (nel 307 a.C.), che le impose il nome di Diceòpoli, città della giustizia. In seguito, ripreso il suo nome, passò nel corso della prima guerra punica ai Romani che, per la loro comune origine troiana, la esentarono da tributi, la dotarono di un vasto territorio e le permisero una nuova fase di prosperità. Segesta venne totalmente ripianificata sul modello delle grandi città microasiatiche, assumendo un aspetto fortemente scenografico. Fuori le mura è stata anche individuata una necropoli ellenistica. Sull’acropoli Nord, dove si trova il teatro, sono visibili i resti più recenti di Segesta: il castello, la moschea e la chiesa fondata nel 1442 su un terreno pluristratificato.

AREA Archeologica

IL TEMPIO

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Il Tempio di Segesta fu innalzato sulla cima di una collina isolata tra il 430 e il 420 a.C. Fu costruito in stile dorico, ad imitazione dei grandi templi greci, anche se qualche particolare ne svela un’origine diversa. La differenza più evidente è che a Segesta manca la cella: il cuore pulsante del tempio greco. La mancanza della cella e del tetto nel teatro di Segesta hanno fatto discutere a lungo gli studiosi. Alcuni sostengono che il tempio è semplicemente rimasto incompleto. Altri invece giustificano la particolarità di Segesta con una ragione politica e culturale: i Segestani infatti non erano Greci, come i loro nemici di Selinunte, ma Elimi. Avevano quindi una religione diversa e abitudini diverse. E’ possibile pertanto che abbiano costruito un tempio, di stile greco e con maestranze greche, per competere con i loro acerrimi nemici ma che, in realtà, fosse solo una questione di apparenze. Dell’uso che gli Elimi facevano del tempio non si ha notizia. Il peristilio è composto da 14 colonne sul lato e 6 frontali. Non vi sono decorazioni né il tempio si può definire grandissimo, se comparato agli altri templi della Magna. E’ tuttavia ugualmente spettacolare, soprattutto perchè lo si può ancora ammirare nella sua interezza. Il tempio occupa da solo un’intera collina ed è perfettamente visibile anche da lontano.  Per arrivarvi bisogna lasciare i propri mezzi un po’ più in basso e percorrere a piedi un breve tratto in salita.

IL TEATRO

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Il teatro, costruito sul versante nord dell’acropoli di Segesta, si apre su un vasto panorama dominato dal monte Inici; a destra lo sguardo arriva fino al golfo di Castellammare. Costruito con blocchi di calcare locale, presenta forme tipiche dell’architettura greca. La cavea, con i sedili per gli spettatori, ha un diametro di 63,60 m ed è divisa orizzontalmente da un corridoio (diazoma); nella parte inferiore sono disposte ventuno file di posti, divise da sei scalette in sette cunei (kerkides) di dimensioni variabili. La fila superiore aveva sedili forniti di schienale. Nel complesso, il teatro poteva contenere 4000 spettatori. L’orchestra (cioè lo spazio dove, nel dramma antico, agiva il coro), a semicerchio oltrepassato, ha un diametro di 18,40 m. Vi si accedeva dalle parodoi (ingressi laterali) che, come in quasi tutti i teatri greci di occidente, sono ortogonali all’asse dell’orchestra.

www.comune.calatafimisegesta.tp.it